EUR/USD, conviene sfruttare la debolezza del dollaro?

L’attuale momento di forza dell’euro sembra essere garantito non tanto dai fondamentali solidi dell’eurozona, quanto dalla debolezza del dollaro statunitense che, peraltro, non ci sembra essere coerente con la dinamica dei tassi e con la revisione al rialzo delle stime di crescita economica del Paese. Ma allora per quale motivo il dollaro è così debole? E conviene sfruttare la sua debolezza nella convinzione che durerà ancora a lungo?

Euro sempre più forte, dollaro sempre più debole

A partire dalla metà dello scorso mese di dicembre, l’euro ha avviato una strada di apprezzamento nei confronti del dollaro, coincidente anche con l’aumento delle attese sui tassi ufficiali europei. Dunque, apparentemente, i trader potrebbero essere portati a pensare che in realtà il movimento di rafforzamento dell’euro sia una sorta di effetto collaterale degli sviluppi di policy monetaria.

debolezza del dollaroQuesta deduzione ha tuttavia strada piuttosto breve, visto e considerato che il cambio effettivo dell’euro è stato di circa 2 punti percentuali in questo periodo, mentre il dollaro ne ha ceduto quasi 6. In altri termini – per saperne di più vai sul sito www.brokerforex.it, quel che è avvenuto è un indebolimento generale del dollaro sui mercati valutari, piuttosto che una vera e propria prova di forza dell’euro. A conferma di ciò, il dollaro ha nel contempo ceduto contro yen, sterlina britannica, renminbi cinese, real brasiliano.

Perché il dollaro è così debole

Ma perché il dollaro è così debole? Probabilmente, in questo frangente temporale la valuta verde sta pagando il peso di tre diversi fattori. Il primo è legato agli squilibri commerciali, che secondo gli analisti richiederebbero un riallineamento del dollaro di circa il 10% per poter essere azzerati, e che però non sono mai stati una buona guida per l’evoluzione della valuta USA.

Il secondo elemento è rappresentato dalla ricomposizione delle riserve, che potrebbe essere a sua volta incoraggiata da una politica estera ancora più aggressiva, ma non è ben chiaro se sia già stata rilevante in questa fase. Infine, il terzo elemento, probabilmente più influente: la percezione diffusa che l’amministrazione Trump potrebbe gradire un dollaro più debole, al fine di poter mostrare un deficit commerciale inferire tra qualche anno. In questo senso sono leggibili le espliciti dichiarazioni del Segretario al Tesoro Mnuchin, parzialmente “riequilibrate” da Trump a Davos.

Ma quanto durerà una simile evoluzione? Difficile a dirsi. In realtà, il futuro a medio termine sembra essere favorevole a un ulteriore rafforzamento dell’euro anche se – in virtù di quanto accaduto nel recente passato – oramai su margini più ristretti. Sul breve termine è invece probabile che il dollaro USA possa riprendere parte della forza perduta, soprattutto quando, nelle prossime settimane, i mercati torneranno a consolidare le buone informazioni fondamentali in uscita, e matureranno l’attesa su una possibile ripresa dell’auspicata strada di rialzo dei tassi di interesse di riferimento da parte della Federal Reserve, oramai in procinto di riunirsi nella sua nuova composizione, determinata dall’ingresso di nuovi membri nel board del Consiglio di politica monetaria.

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